Ho conosciuto Sara all’ISPF a Roma. Non saprei perché, ma dopo essere rimasta colpita dal suo intervento, è successo qualcosa per cui sono qui ora a scrivere di lei. Ci siamo sorrise incrociandoci per le scale. Potrebbe sembrare un gesto gentile o semplicemente una casualità. Ma io ho deciso in quel momento che avrei voluto intervistarla, conoscerla, raccontare le sue foto e i suoi tour che dicono molto di quanto Sara sia bella, brava e coraggiosa.

Eccoci qui.

Ciao Sara, mi racconti chi sei?

Sono una fotografa. Mio papà, da sempre appassionato di fotografia, mi ha prestato la sua Canon A1, e così ho iniziato. Ho studiato alla Scuola Romana di Fotografia, dopo essermi diplomata come grafica pubblicitaria al liceo artistico. Ora vivo a Londra, per il momento, faccio la freelance, sono parte del collettivo InQuadra e organizzo tour di fotografia di strada in diverse città d’Europa. Da quest’anno organizzo il London Street Photography Festival insieme ai colleghi di Londra.

La Fotografia ti ha cambiato la vita?

Direi di sì, per anni ho pensato che avrei fatto la ballerina, mi immaginavo in tour con qualche corpo di ballo. Invece, faccio tour con la fotografia (sorride). Proprio qui a Londra ho capito che la fotografia per me è un modo per esprimermi, con cui posso “parlare” e comunicare le mie idee, le mie paure e le mie opinioni. I primi mesi qui sono stati difficili e avere la macchina sempre con me mi ha aiutata. Quasi inconsapevolmente ho usato la fotografia per indagare sul cambiamento che stavo vivendo.

Come sono nati i tuoi tour?

Alcuni anni fa ho frequentato un workshop di fotografia di strada a Varanasi. Mi ero iscritta per lo più perché volevo viaggiare in India per le mie fotografie, e volevo farlo da sola, ma ero molto nervosa. Quell’esperienza, andata poi a buon fine, mi ha dato fiducia, ha contribuito a rendermi quella che sono oggi e a scoprire  la libertà e l’indipendenza che cercavo.  Da quel viaggio ho avuto l’idea per i miei photo street tour in Europa. In effetti si iscrivono più donne ai miei workshop, molte si sentono come me prima dell’India: temono di fare un viaggio da sole, sono timide, meno aggressive, non osano avvicinarsi ai soggetti per scattare. Durante il workshop si impara a superare i propri limiti. Il mio progetto è quello di organizzarli un giorno in Asia, dedicati a tutte quelle donne, che come me, hanno avuto il timore di affrontare da sole queste esperienze.

(qui puoi trovare le prossime date)

Qual è il tuo approccio al soggetto?

Per prima cosa cerco l’energia disponibile che spesso ritrovo in uno scambio di sorrisi con un passante. Come se cercassi  il “consenso”. E proprio come dopo un rifornimento di benzina, una volta accumulata questa energia mi sento forte e libera di scattare.

Quindi avevo ragione ci siamo scambiate dell’energia con quel sorriso?

Come ti dicevo la prima volta, purtroppo non mi ricordo il nostro scambio di sorrisi, ma mi ricordo che eri seduta alla mia sinistra in platea, quindi direi di sì. (Ridiamo tra imbarazzo e simpatia)

Occhio, mente, cuore: quale ti guida di più quando scatti?

Ti direi cuore, oggi seguo solo il mio istinto e i miei desideri. Ma ovviamente spesso la mente ha un ruolo fondamentale e la macchina è il mio occhio, quindi difficile stabilire una gerarchia assoluta. Posso sicuramente dire che per anni mi sono sforzata di seguire regole e sono stata molto severa con me stessa, ma ultimamente nella mia mente risuona la frase di Joseph Koudelka “Niente regole, niente leggi. La fotografia non è il calcio”.

L’attrezzatura che usi influenza il tuo modo di scattare?

L’attrezzatura è importante, ma non mi guida quando fotografo. L’ho scoperto quando inaspettatamente sono andata a fare un weekend a Bath senza la macchina fotografica (è stata una sorpresa del mio ragazzo di allora). E’ stato un trauma, come andare in una città sconosciuta senza occhi. Ero a Bath in una giornata di sole e non mi sentivo a mio agio. Ho comprato due fotocamere monouso e ho fatto scatti che non mi sarei mai sognata di fare.

Esci a scattare già con un’idea o ti lasci guidare dal momento? – Matt Stuart sostiene che è importante sapere cosa stiamo cercando, non cosa troveremo. Tu cosa cerchi quando scatti?

Dipende davvero da dove sono e dall’umore del momento. Ogni posto ha la sua forza ed energia, ed i miei scatti  ne sono influenzati.

Seguo la luce, cerco la suspense, la poesia, amo includere il contesto in cui sono i miei soggetti. Inoltre da qualche anno ho un progetto che ho chiamato “Estinzione” con cui voglio creare uno scenario di ciò che la nostra società potrebbe essere in futuro. “Estinzione” è la mia visione del futuro guardando al presente, la voce delle mie paure. Spesso, anche inconsapevolmente, è questo quello che mi sono accorta di cercare.

Perché ti piace fare street photography?

Amo fare street photography perché quando ho conosciuto questo genere mi ha sopraffatto completamente e mi ha aiutata a raccontare la follia che vedevo ovunque. Ma come dicevo per me la fotografia è molto di più che la scelta di un genere a cui appartenere, quindi voglio sentirmi libera di passare dalla fotografia di strada, ai ritratti, ad un genere più documentaristico: non sento la pressione di mettermi in una scatola. Ultimamente mi muovo in tutte le direzioni senza paura.

Dove speri ti porterà la Fotografia?

Non so dove mi porterà, ma so cosa mi dona ogni giorno. Fino ad ora uno dei miei obiettivi principali nella vita era quello di avere la libertà di scegliere come passare il tempo. La fotografia mi permette di sentirmi libera, mi da la possibilità di riflettere costantemente. Con la macchina fotografica posso essere ovunque, con chiunque e in qualsiasi momento, ma mi sento sicura. Mi rende stabile. Senza la fotografia, sarei una persona diversa. Fotografo perché non mi immaginerei più felice a fare altro.

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