Matteo abbondanza street photography #sofienart

Oggi vi presentiamo il terzo Autore incontrato nel nostro tour #lastradaditalia (qui l’articolo che spiega in dettaglio il progetto): Matteo Abbondanza

Se non siete neofiti di street photography sicuramente lo conoscete, ha vinto molti premi e fatto parte di un famoso collettivo. Ma sappiate che la street per Matteo è stata solo l’inizio. Nell’intervista ci racconta come la fedeltà a sé stesso lo ha portato alla sua fotografia di oggi.

Matteo abbondanza street photography #sofienart


Ciao Matteo, raccontami brevemente chi sei e il tuo percorso fotografico.

Matteo, 42 anni, Milano. Il mio mestiere è scrivere, la mia passione è fotografare. Ho cominciato a scattare nel 2006, quasi per caso, durante un viaggio ad Istanbul: non sapevo cosa fosse la fotografia né avevo cognizione dei vari generi. Da subito, però, ho cominciato a immortalare ciò che colpiva la mia sensibilità estetica: col senno di poi posso dire che fin dall’inizio ero inconsapevolmente attratto dall’aspetto grafico delle foto. Nel guardarmi attorno ero sedotto dall’interazione dell’uomo con l’ambiente e cercavo immagini in cui tale interazione fosse armonica, pulita, equilibrata. Per ambiente intendo quello urbano, fatto di cemento, vetro, ferro, asfalto. Da lì è stato un lungo percorso alla ricerca di una sempre maggiore purezza minimalista.

Matteo abbondanza street photography #sofienart

Matteo abbondanza street photography #sofienart


Parliamo della tua Fotografia: a livello di contenuti, sembra che tu stia intraprendendo un percorso molto personale, che si stacca dall’idea comune di Street Photography. Ci racconti la tua evoluzione?

La street photography è la via che ho percorso per arrivare ad oggi: non è mai stata un obiettivo o un punto di arrivo, bensì uno strumento. Da sempre l’ho fatta nel mio stile, immortalando scene in cui il soggetto è un mezzo per bilanciare o sbilanciare l’equilibrio compositivo dell’immagine. Senza dubbio ho anche fatto qualche scatto street classico, ma sono eccezioni: la scena immortalata non è mai stata protagonista nelle mie foto. In esse ogni elemento serve solo a dare all’immagine compostezza, bilanciamento, bellezza. L’aspetto estetico ha assunto un’importanza via via crescente, portandomi sempre più lontano dalla fotografia di strada con la quale, ormai, condivido solo “il come” realizzo le foto – ossia cercando scene e cose reali in luoghi pubblici – e dalla quale mi distanzio per tutto il resto. In fondo, della storia raccontata da una immagine mi è sempre interessato poco, della sua forma molto. Ed è su questa, la forma, che continuo a concentrare il mio occhio, i miei sforzi, il mio approccio estetico, inteso come ricerca minimalista.  Inoltre la street non si allontana dalla realtà circostante, anzi. Le mie immagini, invece, sì: oggi, se serve, lavoro graficamente su ciò che fotografo per renderlo attinente alla mia immaginazione applicata alla realtà.

Matteo abbondanza street photography #sofienart

Come tu stesso scrivi sul tuo sito, il tuo stile è ordinato, con una forte attenzione all’elemento grafico, alla composizione essenziale e all’interazione tra le forme. “La forma è il contenuto”: cosa significa?

Significa che l’unico messaggio che le mie fotografie vogliono trasmettere è di tipo visivo: mi interessano l’impatto grafico, l’aspetto esteriore, l’immagine fine a sé stessa. Le mie foto non narrano storie, non illustrano scene di vita, non denunciano qualcosa, non hanno alcuno scopo narrativo, non contengono una disamina sociale, non raccontano il nostro tempo. Tutti aspetti che mi annoiano a morte. Essendo la forma la sola cosa su cui mi concentro, tendo a interpretare la fotografia come un esercizio a togliere tutto ciò che va oltre essa. Il contenuto delle mie immagini corrisponde al loro aspetto estetico.

Matteo abbondanza street photography #sofienart

Come avviene, in pratica, il tuo processo creativo? E’ una percezione istintiva o una ricerca razionale? Come lavori, sulla strada?

E’ capitato molto di rado che io abbia scattato in modo istintivo: di fatto la mia è una lunga ricerca, continuativa, ossessiva, maniacale. Quando esco a fotografare non ho un obiettivo, non so cosa troverò, non premedito nulla: decido il luogo e, giunto lì, mi guardo attorno per trovare associazioni di forme, sovrapposizione di linee, accostamenti di elementi, spazi puliti. Paradossalmente cerco il vuoto, il nulla: meno c’è, meglio è.

Mi concentro su porzioni dell’ambiente circostante, lo seziono visivamente, guardo le cose da diverse angolazioni alla ricerca di quella più minimale, provo ad escludere dall’immagine tutto ciò che è superfluo. Mi lascio attrarre dal vuoto, dall’ampiezza, dall’ordine e cerco di farli miei nel modo che ritengo esteticamente più rispondente a ciò che mi piace. Cerco immagini che rappresentino il mondo per come vorrei che fosse, non per ciò che è: se le trovo, bene, diversamente mi aiuto con la post produzione. Non mi interessa la purezza dello scatto in sé, mi interessa quella del risultato finale.

Spazi dal colore al bianco e nero, con risultati di uguale bellezza: in base a cosa scegli l’uno o l’altro?

Prima decido se la foto sarà a colori o in bn, poi faccio “click”: la decisione ovviamente influisce sul modo in cui scatto.  Ho sempre postprodotto in bianco e nero ma, da aprile 2018, ho cominciato a lasciare le immagini a colori perché voglio provare anche a sfruttare le possibilità che questi offrono a livello estetico.  

Matteo abbondanza street photography #sofienart

Sul tuo sito si legge una sfilza di premi che hai ricevuto in vari contest, e poi la tua dichiarazione che, dal 2018, non parteciperai più a nessun contest. Posso chiederti il perché di questa scelta?

Mi interessavano due aspetti dei contest: confrontarmi con altri partecipanti per verificare come le giurie valutavano il mio lavoro rispetto a quello degli altri. Farmi conoscere. All’inizio di quest’anno ho smesso di partecipare a qualsiasi tipo di contest per altrettanti motivi: il primo è che in molti casi mi considero – non senza spocchia – più bravo dei giudici che valutano le foto. Il secondo è che mi sono reso conto che nella maggior parte dei contest attuali la logica di premiazione delle foto segue le tendenze del momento e non un criterio qualitativo.

Cosa pensi della situazione attuale della Street Photography?

Per dirla in francese, considero l’ambiente street una gang bang di attori che si “supporta” a vicenda con l’obiettivo di creare consenso attorno al proprio nome e al proprio lavoro, che a volte è fatto di fotografie molto forzate e drammaticamente mediocri. Il fine è stabilire un’elite che abbia il controllo sulla street photography così da mantenerne il timone e poterne dirigere le tendenze. Non so dire se ciò sia più ridicolo, più patetico o più triste.

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Sembra che tu abbia una continua urgenza di cambiamento ed evoluzione: hai qualche progetto o idea per il futuro?

Mi innamoro di tutto e me ne stanco dopo poco, eccezion fatta per figlia e compagna. Cambio ed evolvo spesso in ogni aspetto della mia vita, fotografia inclusa. Ogni mio cambiamento ha comunque una precisa motivazione di fondo: il piacere. Nel caso della fotografia cerco il piacere inteso come appagamento della vista. Non lo faccio a progetti, non ne ho e non ne ho mai avuti: faccio solo ciò che mi fa godere sul momento. Lascio i progetti agli altri, io mi concentro sul singolo istante.

Che consiglio daresti a chi volesse avvicinarsi alla Street Photography?

Studiare la street, impararne le basi, poi disimparare tutto ciò che si è appreso per essere davvero liberi di fare ciò che si vuole. Senza vincoli.

 

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La Strada d’Italia Diego Bardone