ferroviere con piccioni street style

Ci scusiamo per l’immenso ritardo, ma abbiamo avuto qualche problema… ma ora torniamo sul pezzo. Oggi vi presentiamo il quarto Autore incontrato nel nostro tour #lastradaditalia (qui l’articolo che spiega in dettaglio il progetto): Luca Corvino.

Luca, non fa il fotografo, non ha vinto premi, non ha un sito, ma ama e fa street in una maniera così pura e profonda che non abbiamo resistito! Lo abbiamo conosciuto nella sua Modena dove ci racconta quanto per lui sia un bisogno profondo uscire a scattare.  Perché la street come ogni forma di arte si fa, secondo noi, prima di tutto per sé stessi per “curarsi” per “migliorarsi”.


Ciao Luca, raccontami brevemente chi sei e il tuo percorso fotografico.

Vivo affascinato dalla fotografia, ma quasi da sempre come spettatore esterno molto poco consapevole di cosa significa o sia la fotografia. La ammiro in continuazione, fino quasi ad esserne diventato dipendente. Ho iniziato però ad approfondire con maggiore attenzione e soprattutto con coscienza questa mia “deviazione”, solo da pochi anni. Frequento vari corsi, e workshop e continuo ad approfondire ogni volta che posso, ma ritengo che due persone abbiano maggiormente impattato su di me: il fotografo del mio matrimonio, Marco Lugli, e Paolo Gualdi fotografo che da alcuni anni insegna in una scuola di fotografia a Modena.

piedi sul molo street style sofineart

la testa nel muro uomo street style

 

macchinetta delle foto dettaglio mano vintage

Che cos’è per te la Street Photography? E perché hai deciso di dedicarti alla fotografia di Strada?

Definire la Street Photography, è decisamente difficile, o lo è per me, il che le da ancora più fascino; amo il modo in cui vari fotografi la paragonano al Jazz (penso ad esempio ad un bell’articolo di Andrea Scirè), e spesso mi viene in mente una citazione di Louis Armstrong :”Cos’è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai”. 

Per me è un bisogno, quasi fisico di cercare, interpretare e fermare. La strada ci accompagna sempre, e la libertà di raccontarla in mille modi diversi credo renda la fotografia di strada un genere speciale, difficile e ambizioso. O almeno è così ai miei occhi.

Quando scatti? Sei tra quelli che hanno la macchina sempre con sé, o preferisci organizzare delle “sessioni” vere e proprie?

Per ora scatto poco (o meglio meno di quello che vorrei),  ma guardo sempre. Cerco sempre di ritagliarmi spazio per fotografare, ma è quasi necessario avere sempre con se una macchina, in ogni momento ci si può sorprende di qualcosa che si incontra. 

Matt Stuart sostiene che è importante sapere cosa stiamo cercando, non cosa troveremo. Tu cosa cerchi quando scatti?

Io non posso di certo contraddire Matt Stuart. In realtà condivido molto il suo pensiero, e quando esco cerco sempre la “mia realtà”, cerco geometrie, colore, e cerco di incastrarli in quello che accade. Qualche volta decido invece di lasciare che sia il momento a guidarmi, senza troppi schemi.

silhouette luoghi pubblici

 

aeroporto solitudine alone street style

I contest sono un argomento di grande attualità nell’ambiente Street: cosa pensi a riguardo?

I contest in qualche modo penso siano necessari nel percorso di ognuno. Il modo e il motivo sta al fotografo capirlo; danno visibilità, ma al contempo limitino questa visibilità ad una sorta di élite da concorso, che perde il suo eventuale scopo di confronto. I contest non dovrebbero essere uno strumento di standardizzazione, non dovrebbero stabilire mode o cliché, ma è quello che nella mia impressione stanno rischiando per fare (o presumono di), facendo forse perdere un po’ di valore alle fotografie stesse, a ai loro autori.

Cosa pensi riguardo al concetto di foto “candid” in Street Photography? Credi sia un vincolo, un “obbligo morale”, o che sia lecito anche intervenire sulla scena?

Posare i soggetti nelle mie foto non è qualcosa che amo fare;  anche se ritengo che in un modo meno esplicito volte interveniamo nelle nostre foto componendo quello che noi decidiamo. Amo il momento “candid”, ma non per questo valuterei con negatività una foto in cui è dichiarato l’intervento del fotografo.

Scorrendo il tuo profilo Instagram si notano foto abbastanza diverse tra loro per stile e interpretazione, ma che mantengono comunque una coerenza visiva d’insieme. Questa libertà di genere è una scelta data dal fatto che ti piace sperimentare, dal non volerti mettere limiti?

Al momento credo sia una “libertà” autoimposta, che io vedo quasi come una mia mancanza di sapermi dare una “definizione”. Sono alla ricerca di una mia progettualità, di una mia espressione, e per ora non mi nego interpretazioni diverse. Anche se come detto, lo vedo forse come un mio limite.

Ci racconti il progetto su “Modena Park”?

Modena Park, è un evento che ha travolto la mia città, e dal quale è nato un bellissimo progetto “La gente di Vasco  ideato da Andrea e Paolo Gualdi. Un reportage (sperando di non offendere nessuno con questa ambizione), di come la città ha vissuto una vera e propria invasione nei giorni del concerto di Vasco Rossi. Per 3 giorni e 3 notti, 13 amici, fotografi e appassionati hanno scattato senza sosta per raccontare non il concerto, ma Modena e la gente.  Da questi scatti ne è nata una mostra, e un libro (per maggiori dettagli scrivere a info@acfactory.it)

 

 

 

 

La Strada d’Italia Diego Bardone

La Strada d’Italia Matteo Abbondanza