la nostra chiave - perché fotografo- www.so-fineart.com

La nostra chiave dell’ISPF

Dopo avervi raccontato l‘intervento di apertura di Umberto Verdoliva, senza tediarvi con la sintesi di quello che abbiamo visto e sentito all’ ISPF cercheremo di raccontarvi quello che ci siamo portati a casa.

Fermo restando che un evento come questo, esattamente come un viaggio, vada vissuto.

Proprio grazie a questa esperienza abbiamo deciso di soffermarci su quanto la fotografia rispecchi l’autore. Con questo non vogliamo fare psicologia e nemmeno pretendere di analizzare da una foto la personalità dell’autore. Pensiamo  semplicemente che l’approccio che un fotografo ha quando scatta racchiuda il suo “perché fotografa”. Proveremo a spiegarlo proprio attraverso le parole dei vari autori intervenuti al festival.

Our interpretation of ISPF (Italian Street Photo Festival)

After our previous article about the opening talk by Umberto Verdoliva, we prefer telling you what the ISPF has given us, rather than boring you with the report of what we’ve seen and heard day by day.

First of all, we want to underline that an event like this should be experienced to be understood, so this is just our opinion, for the way we lived it.

Our main focus will be on how an author is reflected by his own photography.

We don’t want to talk about psychology, nor to understand a Photographer’s personality by few images.

We just think that, when it comes to shooting, the photographer’s approach encloses his “why do I take pictures?”.

We’ll try to explain it through the words of some of the great Authors hosted by the Festival.

Vineet Vohra

Vineet Vohra è stato in realtà uno degli ultimi interventi, ma è a lui che dobbiamo riconoscere il regalo di averci dato la chiave di lettura per l’ ISPF (e non solo…) Proprio lui ha iniziato l’intervento con questa domanda: “perché fotografate?”.

Le risposte sono state delle più svariate: per interagire, per ricordare, per non disegnare (la risposta esatta è stata sono troppo pigro per disegnare 🙂 ).

Come sempre nella vita,  non ci sono risposte giuste o sbagliate, è la domanda ad essere importante.

Spesso si cade nella parabola del consenso nelle fotografie (e anche nelle risposte): ci si preoccupa di chi le guarderà e di cosa penserà. I social hanno enormemente amplificato questa tendenza. Vineet consiglia di cercare di ricordarsi perché si fotografa senza preoccuparsi degli altri.

Il suo perché è personale, fotografa per sé. Per lui fotografare è guardarsi dentro, è introspezione, ha un approccio alla fotografia simile ad un approccio meditativo e filosofico. Cerca quello che non è, cerca l’equilibrio tra quoziente intellettivo e coscienza emotiva.

Vineet Vohra

Vineet Vohra’s talk was one of the last, but we owe to him the “key” to interpret the ISPF (and much more…).

He began his speech with this question to the audience: “Why do you take pictures?”

The answers were the most varied: to interact, to remember, not to draw (it was “I’m too lazy to draw”, exactly 🙂 )

As always in life, there’s no good or wrong answer, the question is what matters most.

Today it’s easy to fall in the “hunt for Like”: we get worried about who will look at our picture, what will they think of it… And social networks have magnified this trend.

Vineet’s advice is to focus on what pushes us to take pictures, our inner reasons.

His reason is personal, he takes pictures for himself. To him, photography is introspection, he has a sort of meditative and philosophical approach.

He’s attracted by what’s different from him, and looks for balance between iq (intellettive quotient) and eq (emotional quotient).

Vineet Vohra - perché fotografo -www.so-fineart.com

Vineet Vohra

 

Ci ritroviamo molto nel suo approccio, diciamo che è diventato il nostro testimonial inconsapevole (da Leica Ambassador a so-fineart Ambassador 😉 ) . Ci ha dato, sempre involontariamente, conferma che la nostra scelta di dividere le categorie delle nostre stampe in occhi, cuore mente è fondata anche per lui. Anche lui a volte fotografa con il cuore, a volte invece con la testa!

We find ourselves a lot in this approach: let’s say Vineet has become our “unconscious testimonial” (from Leica Ambassador to so-fineart Ambassador! 🙂 ).

He doesn’t know, but he also confirmed us that our choice to divide the pictures in the “Prints” section of our website in three categories (eyes, heart and mind) is right: he also sometimes shoots with the heart, sometimes with mind.

Stefano Mirabella

Il “perché fotografo” di Stefano Mirabella ci ricorda la nostra visione “bellezza intorno a te ogni giorno”. Stefano fotografa la sua città per riscoprirla e raccontarla con spirito diverso. La fotografia gli fa vivere Roma in modo positivo,  gli permette di non soffermarsi sui problemi che l’affliggono e  lo aiuta a non farsi imprigionare dall’abitudine della città dove vive. Fotografandola continua a meravigliarsi. Cerca le cose famigliari, i piccoli gesti, l’imprevedibilità del quotidiano in quei luoghi che conosce da sempre.

Stefano Mirabella

Stefano Mirabella’s “Why do I take pictures?” reminds us of our claim “the beauty around you every day”.

Stefano takes pictures of his hometown to rediscover it and represent it from a different point of view.

Through photography, he lives Rome in a positive way, focusing on beauty instead of the problems that afflict it.

By taking pictures of Rome, he continues to see its wonder, and struggles with the “fear” to be imprisoned by the habit that makes you blind to beauty.

He looks for familiar things and small gestures: the unpredictability of everyday life in places he’s always known.

Stefano Mirabella - Roma dettagli - www.so-fineart.com - perché fotografo

Stefano Mirabella

Sara Nicomedi

Sara Nicomedi fotografa per sentirsi libera e indipendente. Sara racconta molto più di sé che delle sue fotografie forse perché, come dice Giuliana Traverso, “la grande differenza della donna fotografa è che prima di guardare fuori sa guardarsi dentro”. La macchina fotografica è lo strumento che Sara usa per cercare sé stessa, per cercare la gente. E’ lo strumento che le dà il coraggio, che le ha cambiato la vita.

Sara Nicomedi

Sara Nicomedi takes pictures to be free and independent. Sara tells much more about herself, than about her photography.

Maybe it’s because, as Giuliana Traverso said: “The great difference of women is that they can look inside themselves, before looking outside”.

The camera is the tool Sara uses to find herself, and look for people.

It’s what gives her courage, and has changed her life.

 

"<yoastmark

La nostra chiave

Crediamo che chiedersi “perché fotografo” sia un’ottima chiave di lettura, che sposta l’attenzione dal risultato, da quanto sia bella, condivisa, apprezzata una foto, alla tensione che ci porta all’azione di fotografare e quindi alla sensazione che ci regala il fotografare. La Fotografia diventa uno strumento di tutti, a portata di tutti per rispondere ad un bisogno che può essere più o meno profondo, più o meno consapevole.

La Street Photography è e dovrebbe rimanere una forma di espressione personale e libera da condizionamenti. Fare Street, a nostro parere, non è un mezzo per l’autoaffermazione, nè una gara in cui vince chi più si avvicina ai canoni stilistici del momento.

Fare Street è per noi voglia di raccontare e comprendere il mondo che ci circonda, è una “meditazione libera” che avvolge e ci porta, guardando gli altri, a conoscere meglio noi stessi.

Our interpretation

We believe that asking yourself “Why do I take pictures?” is the best way to shift the focus from the result to the process, from others’ appreciation to the inner feeling you experience when you press the shutter.

Photography becomes a medium everybody can use to answer to an inner need (conscious or not) to understand ourselves and the world around us.

To us, Street Photography should be a way to express ourselves freely.

It’s not about self-affirmation, or achieving success by conforming to stylistic trends.

Street Photography is a desire to tell and understand the world around us.

It’s a “free meditation” that, by watching the others, brings us closer to ourselves.